INCREDIBILE IL MAGISTRATO LEPORE: “L’INTER SALVATA DALLA FUGA DI NOTIZIE”

LEPORE ERA IL CAPO DELLA PROCURA DI NAPOLI AI TEMPI DELL’INCHIESTA E QUANTO DETTO FA MOLTO DISCUTERE

telefonate-baffi-calciopoli

Stanno facendo molto discutere le dichiarazioni di Giovandomenico Lepore, ex Procuratore Capo di Napoli che ha seguito da vicino il processo di Calciopoli. Secondo il magistrato, l’Inter si sarebbe salvata da un processo penale solo perché furono pubblicate le intercettazioni dei suoi dirigenti, Massimo Moratti e Giacinto Facchetti. Le dichiarazioni di Lepore sono state rilasciate a Top Calcio 24 ma non rappresentano una novità assoluta, visto che già nel 2007 il magistrato aveva parlato di indagini interrotte per fuga di notizie.“Col processo di Calciopoli – dice a distanza di oltre 7 anni Lepore – abbiamo accertato le responsabilità penali di una squadra (la Juve, ndr) e stavamo accertando quelle di un’altra squadra milanese che non è il Milan, quindi l’Inter. Purtroppo sono state pubblicate le intercettazioni, una quantità immane di materiale e non c’erano più le condizioni per proseguire le indagini con segretezza”.

Niente che già non sapessimo, anche se resta un altro dubbio: possibile che la Procura di Napoli indagasse solo su queste due squadre? Se erano i telefoni dei designatori ad essere sotto controllo, le telefonate di Galliani nella duplice veste di ad del Milan e presidente di Lega Calcio dove le collochiamo? Non è che Lepore ci racconta oggi questa favoletta sull’Inter perché tanto ormai sono andati prescritti?

QUESTO IL PASSAGGIO

NEL DICEMBRE DEL 2011 IL COLLEGA RAFFAELE AURIEMMA AVEVA GIA’ FATTO PARLARE LEPORE E ANCHE IN QUELLA CIRCOSTANZA DISSE LA STESSA COSA:

Raffaelle Auriemma, gli domanda se possano esserci intercettazioni su Calciopoli, sfuggite o “distratte” dagli uffici giudiziari per evitare il coinvolgimento di altre persone o club. “Non credo affatto, altrimenti questa persona si sarebbe presentata direttamente ad un giudice e non avrebbe rilasciato dichiarazioni anonime ad un giornale – spiega l’ex capo della Procura, da poco andato in pensione -. Vedo con piacere che il calcio attira molto più dei fatti di mafia. Se prendiamo il boss Zagaria, ci dicono bravi, ma se tocchiamo un calciatore, apriti cielo -. Se sono sorpreso dalle affermazioni dell’anonimo investigatore? Trovo un po’ strano che abbia dette certe cose – prosegue Lepore -. Tengo a chiarire che in questo momento parlo sulla base dei ricordi che ho, perché non ho più alcuna veste ufficiale. Ma come ex capo della Procura di Napoli e riguardando l’argomento in questione, un’indagine condotta dal mio ufficio, posso esprimere delle valutazioni su certe considerazioni postume ed effettuate su di una certa, nostra attività investigativa. Innanzitutto, parliamo di una persona anonima e, se avesse avuto coraggio, avrebbe dovuto firmarsi con tanto di nome e cognome. Aggiungo che il processo di Calciopoli ha avuto un vaglio da parte di diversi giudici, i primi sono quelli che hanno disposto il rinvio a giudizio e poi i tre che hanno emesso la sentenza. Se mi sono chiesto perché non risultasse alcuna intercettazione relativa all’Inter? Sapevo che la Juve era sotto inchiesta, ma anche che qualcuno voleva tirare in ballo altre squadre. Ad esempio, quando chiedevo lumi sull’Inter, perché sentivo lamentele sull’inesistenza di intercettazioni relative a questa squadra, i miei colleghi mi rispondevano sempre che non c’erano elementi a sostegno di quelle voci. Gli elementi a disposizione dell’inchiesta erano quelli e basta, mentre gli altri avevano poca consistenza dal punto di vista penale. Certo, se avessimo potuto portare avanti le indagini così come stavamo facendo…In che senso? Ad un certo punto c’è stata una fuga di notizie, con tutte le intercettazioni pubblicate sull’allegato di un settimanale: in quel preciso istante la nostra inchiesta fu bruciata – aggiunge l’ex capo della Procura -. Se si è trattata di una fuga di notizia favorita dagli uomini del mio pool? Assolutamente no. La fuga di notizie avviene da persone estranee che hanno, però, interesse a bloccare le indagini. Non potemmo portare avanti altri aspetti di quell’inchiesta, perché dopo quella pubblicazione i telefoni cominciarono a tacere… Comunque, non basta una semplice telefonata oppure una semplice cena per muovere delle accuse penali. I miei colleghi hanno sempre detto che tutto ciò che non è stato giudicato, non poteva dare corso a nessun atto processuale. Tanto è vero che quegli elementi sono ben noti, perché li abbiamo messi a disposizione della giustizia sportiva. Come può verificarsi la fuga di notizie dall’ufficio di un’inchiesta così delicata? Non si tratta di persone al nostro interno, perché quando c’è un processo vengono coinvolti tanti altri soggetti non strettamente collegati al pool di magistrati. Ci sono cancellieri, commessi, uomini della polizia giudiziaria, poi c’è il passaggio dall’ufficio del Gip a quello successivo, per cui basta una piccola uscita di notizie e si brucia l’indagine. Il più delle volte si tratta di persone che temono che l’inchiesta possa arrivare fino a loro e fanno venire fuori le informazioni per bloccarla ed evitare un coinvolgimento diretto. Ma sono convinto che se non ci fosse stata questa fuga di notizie, certamente sarebbe venuto fuori dell’altro nell’ambito di Calciopoli. Cosa può accadere alla luce di queste rivelazioni, anche se anonime? Se ci fossero elementi non presi in considerazione, ma mi sembrerebbe strano, si potrebbe aprire una nuova istruttoria. O potrebbe accadere pure se ci fosse stata un’errata valutazione sui fatti presi in esame. In buona sostanza, servirebbero altre intercettazioni che giustifichino l’inizio dell’azione penale. Resta da capire, però, se i fatti in questione non siano talmente indietro nel tempo da risultare ormai prescritti. Voglio dare un consiglio a questa persona: se ha elementi validi da giustificare le sue rivelazioni, abbia il coraggio di andare da un giudice e metterle per iscritto”, conclude Lepore.

 

Related News

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: