LA RETROCESSIONE DELL’AGROPOLI E’ MORALE, MA SUL CAMPO SI PUO’ ANCORA SALVARE di Sergio Vessicchio

di SERGIO VESSICCHIO

Dov’è finita l’US Agropoli? Dove sta la squadra più longeva della Campania? Quella con la matricola più antica. Rispondere in questo momento è molto difficile. Di sicuro quella attuale non si rispecchia nella storia, nei valori dell’Unione Sportiva Agropoli. Fatti salvi Cerruti e Magna ai quali questa città, nonostante i loro errori devono sempre dire grazie, Bruno Meola che rappresenta la vera bandiera, per il resto non c’è rimasto più niente e non ci riferiamo ai calciatori che nonostante non vengano pienamente accontentati comunque stanno facendo il loro dovere. Non c’è più la dignità che ha contraddistinto l’Agropoli in quasi 100 anni di storia. Fino a qualche tempo fa anche chi non andava allo stadio si informava a tutti i livelli e per almeno due giorni la domanda costante era: “Cos’ha fatto l’Agropoli?”, ora nemmeno la soddisfazione di sentirci fare questa domanda. La sconfitta peggiore non sta nell’eventuale retrocessione, ancora evitabile, ma nell’oblio nel quale è finita la squadra più prestigiosa del Cilento. Nessuno da una mano a questa squadra e non parliamo soltanto di aiuti economici che pur ne servirebbero tanti, ma per il disinteressamento dell’opinione pubblica. Non c’è un dirigente accompagnatore, non c’è un Direttore Sportivo, non c’è un preparatore atletico di Agropoli, non c’è un ufficio stampa, non c’è un medico, su quello attuale avremmo molto da dire, vedi i casi Paviglianiti e Melis, figure queste che si possono trovare benissimo nelle risorse professionali di Agropoli. E sappiamo che in tanti lo farebbero con passione e amore e senza prendere soldi, ma invece vengono tenuti scientemente allontanati. Una nota di merito va al massaggiatore e al magazziniere che sudando le proverbiali “sette camicie” e non essendo nemmeno di Agropoli, sono gli unici che hanno portato nella squadra quei valori che un gruppo calcistico deve avere. Allontanatosi Matteo Canale, l’ultimo baluardo, non c’è rimasto più niente se non qualche invadente e ingombrante persona, con il suo sparuto seguito, la cui presenza è sottolineata con imbarazzo in tutta la città di Agropoli. Di tanto in tanto viene il segretario Savi a dare una mano e anche a lui bisogna dire grazie sia per la professionalità che per la correttezza e la serietà dimostrata sempre, nonchè per l’attaccamento ai colori. Sfregiata dalle grida da vergogna dello speaker dello stadio, una cosa da rabbrividire, prima di ogni partita, l’Agropoli non è riuscita quest’anno nemmeno a far tesoro del cambio di allenatore. Santosuosso ha dovuto subire l’onta di una squadra che era diventata un porto di mare, con giocatori che andavano e che venivano e quindi non ha mai potuto avere la formazione ben delineata, ora c’è Sorianiello il quale dopo un ottimo avvio si è lasciato condizionare sulle scelte della formazione, non da Magna e Cerruti sia chiaro e ha fatto il “patatrack” contro il Potenza. Non è però questo il nocciolo del problema, questa è la derivazione di quanto sta accadendo nell’Agropoli. La retrocessione, se dovesse arrivare, non può essere etichettata come un fatto tecnico ma è la mancanza di un’organizzazione capace di poter fare un campionato di Serie D e soprattutto di avere credibilità nella città di Agropoli. Perchè bene o male, anche quest’anno i soldi sono stati spesi e fino a questo momento non sono tanti quelli che avanzano i calciatori, non c’è più l’Agropoli, si è schiaffeggiata la tradizione, si è messa sotto i piedi la dignità. Anche la vita pratica del club è scaduta in una rottamazione intellettuale mai vista prima. Non si è mai visto in 100 anni di storia che persone che fanno il proprio dovere debbano essere disturbati e ostacolati prima, durante e dopo allenamenti e partite. Non si è mai visto che la squadra per lungo tempo non si è allenata in condizioni agiate perchè non si potevano fare la doccia. Non si è mai visto anche nei periodi più bui, l’abbandono dell’US Agropoli sulla quale si agitano perentorie le minacce intellettuali di persone fallite nella vita e prive di ogni dignità morale e invece oggi rappresentano, purtroppo, la facciata. Questa è la retrocessione, è una retrocessione morale e intellettuale, il voltafaccia della città è giustificato in questo modo e ci fa male vedere i colori di questa squadra ridotti in questo modo. Ci duole vedere il delfino maltrattato fino a questo punto. Ormai siamo impotenti di fronte a questo stato di cose. La retrocessione non può essere solo il cambio di categoria, è una retrocessione morale di cui questa città ha già preso atto da tempo, prima allontanata dalla squadra di calcio e poi allontanatasi dal contesto sportivo. Cerruti e Magna vanno aiutati perchè con sacrifici, sforzi, hanno regalato giorni bellissimi all’Agropoli e hanno dato anche continuità di vita al club. Però anche loro potevano, anzi, dovevano arricchire la squadra non soltanto di calciatori importanti ma di professionalità di un certo livello. Cerruti ad un certo punto ci aveva provato, ma sappiamo tutti com’è finita con Riccardo Ronca e se hanno ancora intenzione di continuare come comunque tutti si augurano, caccino subito via i mercanti dal tempio e ridiano volto, splendore e anima a una squadra come l’US Agropoli che non merita di essere gestita in questo modo. Si aprano e forse troveranno in città quello che cercano. La città però non va giustificata. Nonostante questo quadro la gente ha il dovere di andare allo stadio, di sostenere la squadra e di chiedere a gran voce il cambiamento non societario ma dirigenziale e organizzativo. Contro il Potenza, nell’ultima partita in casa, c’erano solo 45 paganti di Agropoli rispetto ai 101 di Potenza, questo, purtroppo, va a giustificare tutto l’andazzo che abbiamo descritto. Quindi la società e la città si vengano incontro, da un lato il tentativo di cambiare l’organizzazione e la dirigenza, dall’altro il sostegno morale e affettuoso che merita la società per gli sforzi fatti finora, la squadra affinché possa raggiungere la salvezza sul campo e la storia dell’US Agropoli che merita un interesse maggiore da parte dell’opinione pubblica. Fermo restando che i mercanti devono andare fuori dal tempio altrimenti non si rischia soltanto la retrocessione ma il fallimento. Sergio Vessicchio

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